Non so perché l’ho preso. E’ stato un impulso. L’ho preso e l’ho lasciato con noncuranza lì in bella vista. Ero stanca, rotta dentro e senza forze … non lo so … avevo bisogno...
Non so perché l’ho preso. E’ stato un impulso. L’ho preso e l’ho lasciato con noncuranza lì in bella vista .
Ero stanca, rotta dentro e senza forze … non lo so … avevo bisogno. Di dominio, di attenzione. Un’attenzione epurata da dolcezza e tenerezza che ora suonano false ora, false e basta.
Dominio puro e unico nel dolore e nel potere che tu sai esercitare.
Lo hai visto e non hai parlato. Da me una sola richiesta “ Posso non parlare”? Accordato. Me lo allacci al collo
Comincia tutto: tu padrone, io schiava. Null’altro
Mi spogli tu stavolta, piano: la felpa, l’orologio (il tempo non ha senso dici), poi tutto il resto. Sistemi lo string e metti le pize ai capezzoli per “farmi più bella”.
Vorrei facessero più male, vorrei sentirti di più. Rimango immobile. Niente emozioni: vuota e recettiva.
“Seguimi!”
Mi porti in camera davanti alla finestra senza tende: nuda, esposta, tranquilla. Sono con te, non mi può accadere niente.
Mi leghi il guinzaglio di corda e, come da tuo ordine, a quattro zampe ti seguo. Mi dai il ritmo con un frustino da calesse, mi correggi i movimenti. Mi rendi bella e perfetta. Piccoli dolori, come piccoli dolci cioccolatini di quelli che ti si sciolgono in bocca.
Sono una cagnetta ora. Felicemente scodinzolante. Bevo dalla ciotolina. L’ho fatto bene, sei soddisfatto. Su due zampe, a quattro zampe. Ti seguo. Ancora movimenti corretti ancora frustino ed incitazioni. Sono la tua cagnolina orgogliosa di darti quel che mi chiedi.
Cambio.
“In piedi”
Mi alzo e al tuo comando mi stendo sul tavolo. Non ho freddo, sono tranquilla. Non parlo. Niente voce, niente giudizio, niente pensieri. Solo sensazioni, solo emozioni.
Sento le corde che mordono la pelle dei polsi e delle caviglie mentre mi leghi a gambe divaricate. Mi rilasso. Chiudo gli occhi sospiro. Sto bene. Dopo tanto…..la mente vuota, la tua che si sostituisce alla mia. Quasi piango dalla felicità: finalmente libera. Tu che mi liberi.
Sento che mi sto bagnando. Perché? Non lo so, non mi importa. Niente parole, niente pensieri.
Mi vuoi portare più in alto però.
Candele intorno a me, una candela rossa nella tua mano. “ Non ti sei accorta che era sparita dalla tua scrivania in negozio?”. “ No, Padrone” penso “ero troppo piena di dolore”.
Piccole gocce come spilli sulla pelle fredda, una, dieci venti, perdo il conto, mugolo dal dolore. Ti fermi. Mi dici che sono bella, che mi vuoi più bella. Ti guardo. Sto bene
Ricominci. La cera gocciola su parti più sensibili, mi mordo il labbro, fa male. Ti fermi. Mi accarezzi. Orgoglio nel tuo sguardo, felicità nel mio.
Mi abbassi il perizoma, mi metti in bocca il manico del flogger
-Non puoi parlare, lascialo cadere se vuoi che smetta!” Annuisco-
Non posso tenere la bocca serrata, non posso rinchiudere i lamenti. Scendi fino al monte di venere. Ti guardo, respiro con affanno: è la prima volta che arrivi là con la cera. Paura, eccitazione
Fa male “No ti prego, ti prego” biascico. Vorrei essere più forte ma non ci riesco. Non ti fermi, continui, ancora, ancora. Sali sui fianchi, mi dai respiro, riscendi. Dolore, di nuovo. Stringo tra i denti il manico. NON voglio che cada, no, non deve cadere! Mi contorco, tiro la corda che strige i polsi, senti i lamenti. Non posso vederti in viso (che sciocca ho chiuso gli occhi) ma immagino la tua espressione attenta, immagino il piacere nei tuoi occhi. Sono tua, ti prego, sono tua. Ho solo il mio dolore da darti, è tuo.
Smetti.
Respiro. Decontraggo i muscoli.
"Il rosso ti dona, ti fa bella"
Ti guardo. Mi sento invadere dalla calma. Benessere. Un po’ di delusione: hai messo via la candela. Peccato….
Un tua mano scivola in mezzo alle mie gambe con l’altra afferri i capelli e tiri. Un bacio pieno, violento. “Fammi sentire come godi, vieni per il tuo Padrone”.
Penso a te, immagino te che mi prendi e mi decori con la cera, immagino il piacere misto al dolore. L’orgasmo esplode mentre tu mi guardi fisso. Mi accarezzi la fronte. “Mi piace la tua espressione quando godi”
Mi togli la cera ed intanto mi parli. Ho ancora tanto da imparare ma tu mi insegnerai. Mi prenderai per mano e mi porterai avanti, e avanti ancora.
Ti guardo, ti sorrido. Ti amo.
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