venerdì 29 ottobre 2010

“BDSM Anita : rilettura "pervertita" del mondo di Laurell K. Hamilton”

Laurell K.Hamilton è la simpatica autrice della fortunata serie dedicata ad Anita Blake, la sterminatrice di vampiri di Saint Louis, e del mondo immaginario fatto di esseri sovrannaturali che palpita attorno ad essa. Cos’è una sterminatrice di vampiri? In breve è una sorta di giustiziere, autorizzato dallo stato, a fare secchi i vampiri un po’ fuori di testa, in un mondo ipotetico del ventesimo secolo, ove la razza umana e vampirica vivono, quasi sempre, allegramente insieme. Il problema più grosso di Anita, tuttavia, non è un mega vampiraccio cattivo e assetato di sangue, bensì se stessa. La saga inizia, infatti, con una donna tutta d’un pezzo che crede in valori standardizzati e che considera i diversi, gli esseri sovrannaturali, i non umani, “mostri”. Insomma, li accetta solo perché la legge impone la tolleranza. La fregatura sta però in agguato, perché la bella Anita (un po’ bassa ma gran pezzo di figa a detta dell’autrice) non è priva né di intelletto né di sensibilità e, suo malgrado, si ritrova più coinvolta di quanto vorrebbe in un mondo che di umano ha davvero poco o, leggendola dal verso opposto della medaglia, di umano ha tantissimo. Anita cambia (in tanti sensi ma non vi anticipo di più caso voleste prendervi la briga di leggervi i romanzi ) e libro dopo libro si rende conto che le divisioni banali tra mostro ed essere umano valgono quanto una cicca calpestata. Va bene. Fino a qui tutto sommato la solita storia che le cose viste da fuori hanno un aspetto che può parere orribile e perverso ma che poi, vissute e viste secondo una prospettiva più aperta si rivelano pregne di significato e di profonda umanità. Ma il BDSM che c’azzecca? Vero che il fatto di essere azzannata al collo da un vampiro e desiderare al contempo di portartelo a letto un che di masochistico ce l’ha, ma è tutto qui? No. Non è tutto qui. Il fatto è, che le parole “Vanilla”, “Top” e Bottom” abbastanza comuni nel “ bdsmerese”, io le ho imparate in quei libri, molto prima di sapere che esistesse l’acronimo BDSM. I libri della Hamilton sono, infatti, letteralmente infarciti di riferimenti più o meno espliciti al mondo del sadomaso ed i rapporti di dominazione e sottomissione più o meno velati, sono alla base del mondo sovrannaturale che Anita a poco a poco esplora. Tanto per cominciare, il vampiro che in genere detiene il potere di una certa zona è definito Master (ma tu guarda un po’!) e, per par condicio, ci sono anche vampire Master, per altro cattivissime: se volete farvene un’idea leggetevi “Butterfly” e poi ditemi se quella non è una sadica tremenda! Questi simpatici e strapotenti vampiri hanno la possibilità di avere uno schiavo umano o schiava, nel caso sia una bella donzella (ma tu riguarda un po!). In verità in quasi tutti i romanzi tale figura viene definita “servo” o “serva”, solo nel primo romanzo la dicitura “schiava” è utilizzata.( Mi sa che da qualche parte il politically correct ha calato la mannaia!) Tale servo/a è sottomesso al Master ma non è una semplice sudditanza: si rimette alla sua protezione ed ottiene notevoli poteri sovrannaturali. In genere questo “asservimento” è consenziente e s’ instaura un legame profondissimo tra vampiro ed umano. Una profonda collaborazione che permette di elevare lo status di potere di entrambi sia politico sia psichico. La nostra Anita Blake è, peraltro, la serva umana del Master di St. Luois, il bel tenebroso Jean-Claude : nel caso poi, qualcuno si voglia fare un’idea di come la sottomissione limiti davvero poco il libero arbitrio si legga un paio di pagine di uno a caso dei romanzi e ammiri come la piccola serva umana abbia la straordinaria capacità di farsi rispettare…di farsi MOLTO rispettare. Continuando nel viaggio si nota poi, come quasi sempre i vampiri abbiano un abbigliamento un “tantino estroso”. Soprattutto quando clan vampirici diversi (unitamente al loro seguito che può comprendere, licantropi e mutaforma vari, umani, sensitivi, streghe,ecc ecc) s’incontrano, è richiesto un abbigliamento “particolare” utile ad “impressionare” l’altrui combriccola. Basta poca immaginazione per capire come quegli abiti non sfigurerebbero certo alla più fetish delle feste quindi se qualcuno volesse due idee su come presentarsi con un dress code originale…. Oppure, ci si potrebbe rassicurare vedendo come la stessa “stamachissima” Anita si vergogni terribilmente nell’indossare quei capi e opti, per la maggiora parte delle volte, per un semplice total black.( Unica cosa che persino io le rimprovero: le nike..tutto ma non le nike anche se nere!!) Il riferimento al BDSM si fa più esplicito, soprattutto quando si parla di licantropi vari. In questo caso la Hamilton ha fatto un netto distinguo, sottolineando quanto il sadismo ed il masochismo sfrenati e vissuti senza sentimenti, solo come pura necessità quasi fossero una droga o addirittura utilizzati per ottenerne lucro, siano pericolosi e tendano a degenerare. Si veda ad esempio come uno dei personaggi Nathaniel, sia masochista in modo del tutto compulsivo e riesca, immancabilmente, a cacciarsi in una serie di guai inenarrabili facendosi anche discretamente male.

“Alla lunga, avevo concesso a Nathaniel (un mutaforme pantera *ndr ) il permesso di recarsi nel club sadomaso […] Un sottomesso normale sarebbe stato al sicuro in un club […] se sapesse dire semplicemente “ No, grazie, questo no”. Purtroppo Nathaniel era uno dei rari soggetti incapaci di dire di no, e non erano mancati gli indizi tali da far sospettare che la sua concezione del connubio tra sofferenza e sesso potesse essere molto estrema. In altre parole, era capace di dire di sì a pratiche che finivano per risultare molto dannose per lui. […] Un bravo dominatore confida che il suo sottomesso lo avvisi prima che gli sia inflitto un danno troppo grave, che abbia sufficiente conoscenza di se stesso, e che sia dotato di un senso di autoconservazione abbastanza sviluppato per avvisare prima che le torture superino le sue capacità di sopportazione. Nathaniel era privo di tale dispositivo di sicurezza, quindi persino il dominatore animato dalle migliori intenzioni avrebbe potuto finire per ferirlo in maniera molto grave prima di rendersi conto di quanto lui fosse indifeso.” (tratto da Narcissus di Laurell K. Hamilton. Edizioni Nord, p. 13)

La nostra buona Anita è, inoltre, protagonista in diversi scontri atti a scardinare organizzazioni che sfruttano la sottomissione di clan di licantropi al dominate di turno o, meno frequentemente, vampiri che non curano e proteggono i propri “sottoposti” ma, ignorandoli, pensano solo al proprio tornaconto. Certo, in questi casi, la parte romanzata tende sempre a dividere quel che è bianco e quel che è nero ma non entro nel merito del giudizio dell’autrice e lascio ai posteri l’ardua sentenza …..(mmmm dove l’ho sentita questa?). La Hamilton si decide, infine, a parlare chiaramente di BDSM nell’ultimo romanzo pubblicato in Italia: “Narcissus” (titolo originale Narcissus in Chains) dove “Narcissus” non è altro che un club per creature soprannaturali che amano il sadomasochismo, gestito da una iena mannara switch un tantino cruenta. Cito testualmente alcune parti delle pagine iniziali del romanzo che parlano, meglio di come potrei fare io, del modo di vedere un club sadomaso da parte Hamilton attraverso le parole di Anita Blake:

“Immaginando che i club fossero simili ai cerchi più profondi dell’inferno, ero rimasta piacevolmente sconcertata. Ero stata più importunata dalle profferte sessuali ricevute sabato notte in qualsiasi normalissimo bar. Nei club erano tutti molto attenti a non essere aggressivi o troppo insistenti. Era una comunità poco numerosa, da cui, chi si procurava una nomea sgradevole veniva escluso, finendo col trovarsi privo di compagni di giochi. Insomma, avevo incontrato persone cortesi. E, una volta chiarito che non si aveva intenzione di partecipare al loro gioco, non si veniva più molestati da nessuno, tranne che dai turisti. Costoro non appartenevano davvero all’ambiente, fingevano e basta. Si divertivano a mettersi in costume ed a frequentare i club, ma non ne conoscevano le regole e non si curavano neppure di chiedere quali fossero. Probabilmente pensavano che le donne che frequentavano i locali di quel genere fossero disposte a tutto. (ma dove ho già sentito questi discorsi, telematicamente parlando? *ndr) “
(tratto da Narcissus di Laurell K. Hamilton. Edizioni Nord, p. 14)

In conclusione che dire. Innanzitutto che concludo prima di farvi addormentare tutti quanti e che essendo Anita una tizia piuttosto simpatica, magari vale la pena di leggere qualcosa di lei per divertirsi, perché sono libri leggeri e perché, forse, c’è anche qualcosa di più sotto la banale superficie.

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