giovedì 14 luglio 2011

Incubo


Mostri.
Mostri che credo nascindersi dietro uno sguardo, un sorriso, un discorso.
Mostri che vedo nei volti amici, dietro rapporti fidati, nella voce di chi mi circonda.
Mostri che non esistono e che creo con la forza della mia paura, come fili di fumo nero che in spire avvolgono ache le lettere delle parole lette o ascoltate.
Mostri che mi fanno paura dai quali fuggo insensatamente e compulsivamente.
Incubi fatti di paura.
Ricordo ancora il primo incubo che feci.
Ero piccola frequentavo, forse, la seconda elementare.
Ero nella casa dove sono nata, una casa con tante stanze. Rimasi sola all'improvviso in salotto e, in uno scorcio di cucina, osservavo mia madre, mia sorella e mio padre. Ma non erano più davvero loro.
Percepivo all'interno della stanza anche una presenza aliena e pericolosa, un presenza potente che aveva corrotto l'anima di quelle tre persone e che, se mi avesse presa averebbe corrotto e distrutto anche me trasformandomi in qualcosa di orrendo e spaventoso. Disperatamente in cerca di protezione, scappai nell'ufficio di mio padre credendo di trovarvi mio fratello e mia nonna, miracolosamente scampati a tutto quel delirio. Sebbene le luci fossero accese però, non c'era nessuno: erano fuggiti in preda alla paura mi avevano abbandonata al mio destino.
Mi avvicinai correndo alla porta sul retro, ma era notte e io ero piccola, così piccola: come potevo uscire da sola? Come potevo scappare? Dove sarei potuta andare in quell'oscurità così densa?
Sola, ero sola e terrorizzata.
Sentì dei passi avvicinarsi alla stanza ove mi trovavo e riconobbi all'istante il rumore delle ciabatte di mio padre: sapeva che ero lì e mi stava venendo a prendere per portarmi al cospetto dell'essere che mi avrebbe cambiata e tramutata in un'entita orrenda.
Non volevo! Non volevo! Avevo paura: io volevo rimanere me stessa!
Il terrore mi spinse a cercar rifugio nel vano sotto la scrivania dell'ufficio e lì rannicchiata ascoltavo impotente i passi avvicinarsi. Forse se non mi fossi mossa non mi avrebbero vista, forse se fossi stata zitta e ferma.....
Nel profondo però sapevo.
Io sapevo che mi avrebbe trovata e che mi avrebbero uccisa e tramutata in qualcosa sen'anima e senza volontà propria.
I passi si facevano vicini, vicini, vicini....
Mi sveglia lentamente, mentre il rumore dei passi cambiava, ed assumeva, invece i connotati di qualcosa di diverso e umano: era il rimbombo ritmico del mio cuore di bambina che batteva all'impazzata. Una bimba spaventata e tremante tra le lenzuola sgualcite.
I mostri però adesso sono tornati, e sono venuti a prendermi e, anche se so come affrontarli perchè li genero io stessa, ho paura.
Ho tanta paura del mostro.

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