Di famiglia povera lavorava duro nei campi.
La madre non aveva
tempo per smancerie da femminuccia e lei indossava zoccolacce, gonne
ampie e rattoppate, bluse smesse dalle sorelle maggiori. Era sempre
spettinata e, mentre tornava a casa dopo una giornata spossante sotto il
sole, non faceva più caso oramai, alle battute ed ai risolini delle
ragazze e dei ragazzi più fortunati.
In casa non avevano specchi, troppo costosi.
Un peccato davvero.
L'unico vezzo che lei si concedeva era un bagno la sera, in acqua profumata da fiori.
Se
avesse potuto vedersi si sarebbe forse accorta dei muscoli tonici
forgiati dal lavoro, del fisico aggraziato anche se non esageratemente
snello, del colore ambrato della pelle che faceva risaltare il biondo
carico dei capelli lunghi.
Avrebbe potuto osservare le movenze fluide e la pelle compatta.
Gli
specchi però costavano così tanto e forse non sarebbe cambiato nulla lo stesso:
lo specchio della sua anima rifletteva le zoccolacce, le vesti lacere e
le risa di scherno. Rifletteva la bruttura di una vita che le si era
impressa dentro.

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