venerdì 3 dicembre 2010

Sentita




Mi infilo sotto il getto caldo della doccia.
Ho un brivido: la pelle delle cosce e delle braccia brucia, solo un po'. Brucia quel tanto da farmi ricordare i sottili denti luccicanti della rotellina che ieri sera hai usato su di me.
Rotellina amata, rotellina odiata, rotellina amica, rotellina violenta. Gira impazzita: ora si ferma, ora accarezza, ora stuzzica, ora traccia solchi rossi tanto che mi pare entarmi dentro.
I miei gemiti che, talvota, assomigliano più a quelli di una donna in procinto di avere un orgasmo che di una che prova dolore.
"Figlio di puttana, bastardo. Ci godi vero?" Insolente stasera, niente cucciola.
"Certo che ci godo!" Mi ridi in faccia e continui a far danzare le piccole punte per disegnare il Tuo quadro su di me, legata e inerme.
Mi agito, mi ribello e tu ridi. Ridi di gusto "Agitati troia, così non devo nemmeno fare la fatica di muovermi".
Dovrei sentire un moto di rabbia, invece mi sento cedere al languore che mi cresce dentro.
Sul seno, il dolore diventa piacere che, come seta, mi accarezza la mente ingannando i sensi.
Mugolo piano, respiro profondamente
"Ti piace? A me lo puoi dire lo sai?" La tua voce è come droga che corrompe e io la voglio
"Sì, Padrone, mi piace"
Adesso sono ai tuoi piedi non solo letteralemente: fa quello che vuoi, ti prego. Io non voglio perchè non sono "mente"...sono solo sensazioni. Le cerco, le desidero tutte quante.
La frusta mi accontenta ed abbatte le utime remore: ora neanche la paura.
Immagino qualcosa che ti ho pregato di non fare tempo fa, quando rifiutavo il dolore. Qualcosa che, invece, tutti i giorni ho ricercato e spiato di nascosto nelle gallery dei siti. Paura e desiderio, oppio per la ragione.
"Padrone, posso chiedere le pinze alle grandi labbra?"
"Sai che mi ha chiesto tu di non farlo? Te lo ricordi?"
"Sì Padrone, me lo ricordo"
In silenzio le prendi in un tintinnio famigliare : prima una, poi l'altra. Fanno male, voglio quel male, VOGLIO QUEL MALE!
"Mi sento completa Padrone"
Sibili e schiocchi ripetuti, l'abitudine mi dice di allontanarmi in una zona della mente dove non sentire nulla, il desiderio e la consapevolezza scelgono una strada differente.
Ascolto ogni colpo come fosse una musica od un profumo, lo gusto sulla lingua perchè non ne vada sprecata nemmeno una goccia. Sento i miei lamenti: lamenti di donna, non di bambina. Niente cucciola.
Ho bisogno che tutto questo mi arrivi dentro: al cervello, al cuore, alla fica. Il deisderio è così forte da farmi chiedere, per la prima volta "Ti prego ancora!" e poi ripeterlo e ripeterlo.
"Ti prego più forte! Di più!"
Fino alla fine, fino ad esser esausta ed a supplicarti requie.
Mi sono sentita ed è stato splendido.
Grazie Padrone.

4 commenti:

  1. Una prospettiva interessante:
    la tortura come medicina che dissolve la corazza, che disperde dubbi ed indecisioni, che guarisce dall'incertezza.
    Non so se ho ben compreso, non so se concordo, ma ti ringrazio per questa sensazione di perplessità che mi hai donato con le tue parole. Ci devo pensare...

    RispondiElimina
  2. Grazie a te per aver colto. per me è sempre stato così:attraverso questo tipo di esperienza ho avuto la possibilità di imparare a sentirmi e vivermi. Mi ritengo fortunata :-)

    RispondiElimina
  3. Ma no...Ma no...Ciao cara, sono un vecchio utente di Manettematte, ho anche io un blog, praticamente uno dei primi post è la tua bellissima disquizione sulle candele che si trovava nel forum.

    Per correttezza ho inserito il tuo nick e il forum, mi farebbe piacere mi venissi a visitare.

    Saluti e baci da FelinoFerino, se te lo ricordi.

    A presto e che ti sia lieto il nuovo anno.

    RispondiElimina
  4. Ben trovato! Certo che mi ricordo :) Fatto visitina veloce sul tuo blog e mi riservo di "spulciarlo" meglio in futuro :-)

    RispondiElimina